Un po’ di background
27 08 2008Quando accade qualcosa che non può accadere, facciamo due cose. Dapprima cerchiamo un modo per auto-convincerci che non è mai successo. Vinti dall’evidenza attribuiamo la causa dell’evento a Dio (o a Satana se l’evento è negativo).
Tendiamo a confondere l’inspiegato con l’inspiegabile. Questo è storicamente uno dei più grandi e gravi errori dell’uomo.
Lo sa bene il povero Galileo Galilei che la terra non poteva essere sferoide, le sacre scritture affermavano diversamente. E tutti sappiamo com’è finita. Allo stesso modo chiunque nel 1500 avesse acceso uno Zippo (fortuna che non esistevano!) sarebbe stato bruciato sul rogo come stregone.
Oggi quando vediamo una persona guarire inspiegabilmente dal cancro o svegliarsi da un coma irreversibile, attribuiamo il merito a Dio. Fra 500 anni le dinamiche di quei risvegli e di quelle guarigioni saranno scientificamente chiare e l’umanità del futuro giudicherà noi nello stesso modo in cui noi oggi giudichiamo quella del 1500.
Cosa ci spinge a lasciare di noi stessi ai posteri l’immagine dei bifolchi sempliciotti? Perchè invece di credere ciecamente non mostriamo un po’ di intelligenza e ci facciamo venire qualche dubbio?
Questi dubbi ed altri ben più atroci attanagliano il protagonista del mio romanzo “Dio di Tutti” nella sua discesa verso la paranoia e nei suoi deliri di onnipotenza; eventi apparentemente inspiegabili (e quindi ovviamente di origine divina) lo guidano all’epilogo finale che, per ovvi motivi, non svelerò qui.
Quel che è certo è che, al di là della conclusione, se il mio romanzo servirà a far venire dei dubbi a qualcuno, per me sarà già un successo. La scelta è nostra: credere… o pensare con la nostra testa.







